COS’È LA DISTORSIONE DI CAVIGLIA
“Mi sono storto il piede”. La distorsione di caviglia è un evento lesivo acuto che coinvolge soprattutto la popolazione sportiva (circa il 25% di tutti gli atleti), ma non solo e si tratta della tipica “storta”!
La buona notizia è che quasi sempre comporta tempi di recupero di poche settimane e, con le giuste accortezze, conduce a una guarigione completa.
Infatti, rispetto ad eventi quali la frattura di caviglia, la distorsione non è associata a danni scheletrici: le vostra ossa sono sane e salve.
Ma iniziamo dal capire cos è la distorsione e come si verifica.
La distorsione di caviglia è l’assunzione di una posizione della caviglia tale da allungare in maniera non fisiologica alcune strutture del suo comparto più mediale o laterale.
La più tipica è la distorsione in inversione, cioè la “storta” associata al movimento del piede che ruota e si porta con la pianta del piede rivolta verso l’interno.
CHE COSA SUCCEDE ALLA CAVIGLIA PIù DA VICINO: LESIONI E STRUTTURE COINVOLTE
Se facessimo una fotografia di questo istante, sarebbe più facile intuire il principale meccanismo che porta poi al dolore ed ai disagi successivi: le strutture esterne,
adiacenti al malleolo peroneale (la protuberanza ossea esterna), vengono sollecitate in maniera eccessiva e spesso anche molto bruscamente.
Quando spiego ai miei pazienti cosa sia successo, dico loro di immaginarsi i nostri legamenti, cioè le strutture che legano le ossa reciprocamente garantendone stabilità, come dei tiranti o delle corde.
Quando la caviglia subisce una distorsione, questi tiranti vengono tirati eccessivamente, talmente tanto che non potranno più tornare alla lunghezza originaria. E, immaginate una corda sfibrata o uno spaghetto scotto… Questo trauma li renderà dei tiranti meno forti e robusti e saranno meno in grado di tenere la vostra caviglia stabile.
Chiaramente non sono solo i legamenti ad essere trascinati nel brusco movimento, ma anche strutture muscolari e tendinee, vascolari, articolari e capsulari. Quello che è sufficiente ricordarsi è che, nella maggior parte dei casi, si tratta di distorsioni di primo e secondo grado, e questo comporta uno stress alle strutture, per le quali risponderanno con dolore, infiammazione, ma senza conseguenze strutturali e irreversibili.
Insomma, sarebbe praticamente impossibile non sperimentare dolori e difficoltà nei gesti della caviglia dopo una distorsione, ma è qualcosa di provvisorio e del tutto fisiologico.
Inoltre il dolore ci protegge, stimolandoci a evitare di sollecitare troppo le strutture “offese” e lasciarle il tempo di guarire, senza esporle a ulteriori rischi, come un carico eccessivo, cadute, ulteriori stiramenti dei tiranti già elongati.
QUANTO è GRAVE LA DISTORSIONE?
Questo dipende chiaramente dalla corretta valutazione e diagnosi iniziale. Infatti, come accennato prima, le distorsioni vengono classificate in lesioni di grado I, II, III, IV in ordine crescente di gravità.
La classificazione è possibile grazie all’esame obiettivo iniziale, quindi all’osservazione da parte dello specialista, che esaminerà inoltre le vostre capacità di movimento, di carico, l’entità di eventuali segni (ematoma, eventuali alterazioni morfologiche, rossore, tumefazione) e vi farà dei test specifici per orientarsi su quanti e quali strutture siano state coinvolte.
Il consiglio è di evitare le soluzioni fai da te e andare subito dal medico od in pronto soccorso (soprattutto se non riuscite assolutamente a mettere peso sulla caviglia, si è gonfiata subito in maniera importante e sentite un dolore molto acuto). Prima si riceve la diagnosi, prima viene impostato il trattamento più idoneo.
Nel caso della distorsione, vanno comunque escluse fratture (come quella di tibia e perone, o della cosiddetta sindesmosi), lussazioni e lesioni associate vascolo-nervose.
Nella distorsione di grado 1 spesso ad occhio nudo i reperti sono molto scarni: è una caviglia che mantiene pressocchè la sua “silhouette”, presenta lieve dolorabilità. In questo caso, saresti comunque in grado, tollerando un po’ di dolore, di compiere movimenti in più direzioni con la caviglia e accettare almeno un po’ di carico sfiorante sul piede.
Nella distorsione di grado II la caviglia appare gonfia ed edematosa, e il cammino inizia a diventare molto più ostico: richiede strategie come una stampella, o zoppicare vistosamente.
Queste due tipologie sono quelle più benigne, e la guarigione consta in poche settimane, anche se la riduzione del dolore e una percezione già moderata di integrità e libertà di movimento è spesso avvertita già dopo 7-10 giorni dal trauma, quando cioè è avvenuta la prima fase di guarigione e le strutture tornano a essere più “ricettive” e abili al ritorno alle sollecitazioni quotidiane.
Diverso è il caso delle distorsioni di tipo III: gonfiore ed ematoma sono ingenti, con dolorabilità spiccata e talora sintomi anche compressivi e che evocano un coinvolgimento vascolare e nervoso più marcato.
COME SI DIAGNOSTICA LA DISTORSIONE DI CAVIGLIA E QUANDO è POSSIBILE FARLA?
Nell’arco dei primi giorni, e questo perchè in alcuni casi la presenza dell’edema (il gonfiore) e della spiccata dolorabilità e reazione di difesa, rendono difficile l’esecuzione di test che confermino il coinvolgimento o meno delle strutture legamentose, e la chiarezza diagnostica di accertamenti quali la radiografia.
Spesso si viene bendati per promuovere una più precoce riduzione dell’edema e sintomatologica nei primi giorni, per poi essere nuovamente valutati dal medico. Anche in medicina ci sono delle regole, degli algoritmi costruiti per promuovere una corretta diagnosi, ed ecco che il medico sarà un vero e proprio statista, rispettando le cosiddette “Ottawa Ankle Rules”, delle linee guida che permettono di stimare se sia o meno probabile una frattura, e quindi guidare la necessità o meno di eseguire una radiografia.
Terrà però in considerazione anche il vostro racconto della dinamica del trauma, la direzione con cui è avvenuto, il vostro stato di salute generale e osseo, l’età, eventuali traumi passati e molti altri fattori.
QUALE TRATTAMENTO PER LA DISTORSIONE DI CAVIGLIA: COSA FARE IN ACUTO
Nelle prime due tipologie, più benigne, la gestione in acuto deve rispettare il cosiddetto protocollo PEACE and LOVE. L’acronimo sottolinea gli aspetti più importanti del trattamento:
-Protezione (proteggere la parte, non stressarla ed evitare traumi e qualsiasi attività che provochi dolore nei primissimi giorni),
-Educazione: sapere di cosa si tratta, la prognosi e le strategie di gestione è importante;
-A, dall’inglese “avoid”, cioè evitare… i farmaci anti-infiammatori.Questo può stupire molti, ma l’infiammazione che fa seguito alla distorsione è la normale risposta del corpo all’evento ed è parte del processo di guarigione quindi è appropriato non contrastarla;
-Compressione, quindi con tutorini appositi, bendaggi eseguiti dal professionista;
-Elevazione: tenere i primi giorni la caviglia in posizione declive, cioè prediligendo posizioni di scarico con il piede più alto dell’altezza del cuore;
-Load, cioè l’invito, appena possibile e tollerato, a fornire carichi alla caviglia.L’immobilizzazione è da intendersi solo per il tempo strettamente necessario; appena si può, bisogna riprendere a dare stimoli di movimento, carico e piccole richieste funzionali alla caviglia;
-Ottimismo: essere confidenti, positivi rispetto al percorso di recupero;
-Vascolarizzazione: è opportuno integrare anche condizionamenti cardio-vascolari, quindi attività fisiche globali che stimolino un maggior afflusso sanguigno anche alle parti doloranti;
-Esercizio: recuperare gradualmente mobilità, forza e propriocezione con soluzioni attive.
LA FISIOTERAPIA NELLA DISTORSIONE DI CAVIGLIA: DAL DOLORE AL RECUPERO
Appena trascorsi i primi giorni, quando si saranno ridotti gonfiore e dolorabilità, si può procedere con la Fisioterapia. Sembra paradossale iniziare così presto, ma negli ultimi anni si è compreso come sia importante un recupero precoce e tempestivo.
In primis, consente di velocizzare i tempi, promuovere una facilitazione dei processi di guarigione e così facilitare un corretto apporto di vascolarizzazione, nutrienti alla zona. Se permane il gonfiore, si può creare infatti un circolo vizioso di dolore, immobilità sia per evitare il dolore che per la sensazione di vincolo e rigidità derivata da questo maggior volume e quindi difficoltà a camminare e tornare a muovere il piede.
Il piede infatti è una delle parti più fini e intelligenti del nostro corpo: coordina l’appoggio e quindi il nostro movimento da bipedi nello spazio, percepisce tutte le caratteristiche del terreno e fornisce informazioni fondamentali per la regolazione della postura e ammortizza l’impatto al suolo.
Ecco perchè il miglior strumento di guarigione non è qualcosa di esterno (farmaci, cerotti, tutori), ma è già nella nostra fisiologia: il movimento plantare e lo stimolo di compressione e decompressione. Cioè, quello che avviene quando camminiamo.
Questo meccanismo stimola spontaneamente, senza alcun aiuto esterno, le nostre “pompe”.
Una è proprio una porzione della pianta del piede, la cosiddetta “soletta del Lejars”: una rete venosa interposta tra cute e ossa del piede e ricca di interconnessioni tra vasi, strutture fasciali, tendinee, muscolari e, se stimolata, contribuisce a spingere il sangue venoso verso il cuore, attraverso il sistema venoso superficiale e profondo che risale dal polpaccio verso l’alto.
Più appoggiamo il tallone e lo rilasciamo, rilassando e contraendo ciclicamente i muscoli plantari, più questa pompa agisce efficacemente e garantisce una corretta vascolarizzazione.
Se non stimolata, tipico di chi dopo una distorsione rimane fermo o evita di caricare su quel piede per paura, si crea molto più facilmente una stasi locale e il piede apparirà gonfio, spesso dolente alla palpazione o a piccoli movimenti e sollecitazioni.
Oltre al piede, abbiamo una pompa muscolare altrettanto efficace nello stesso polpaccio: qui sono i muscoli soleo e gastrocnemio, le masse muscolari che formano i nostri voluminosi polpacci, a drenare il sangue correttamente sempre in funzione della loro contrazione e rilassamento.
Che messaggio ci portiamo a casa?
Dopo la distorsione, è importante riprendere a camminare quanto prima e, soprattutto, spesso! Entrambe le nostre pompe, come l’articolarità della caviglia, bramano movimento e il carico. Va bene quindi iniziare muovendo solo la caviglia, stare in piedi, ma è importante integrare costante occasioni di movimento plantare e di tutta la gamba.
Ma serve fare fisioterapia nella distorsione di caviglia o si può fare da soli?
Abbiamo visto i vantaggi in acuto, quindi per mettere in pratica l’approccio peace and love e passare a delle proposte di carico, mobilizzazione e attivazione muscolare sempre più stimolanti e ottimali.
Non è però sufficiente tornare a camminare e ad avere nuovamente la sensazione di una caviglia mobile e fluida. Uno infatti dei contenuti principali della riabilitazione è funzionale e si basa sul recupero della propriocezione, cioè sulle capacità informative del piede, sulla qualità del suo ruolo come anticipatorio rispetto al resto del corpo e quindi sulla sua fine capacità percettiva.
Più il piede “sente” bene, più il movimento di tutto il corpo sarà fluido, economico e preciso.
Avete presente la sensazione della gamba addormentata dopo essere stati a lungo con le gambe compresse o incrociate? Immaginate di camminare così col piede addormentato: probabilmente sareste improvvisamente instabili, incapaci di reagire prontamente a ostacoli, asperità del terreno e vi trovereste spontaneamente con le braccia larghe e in allerta per affrontare l’imprevedibilità di ogni passo.
Il piede ci risparmia normalmente questo lavoro e, senza che ce ne si accorga, anticipa al cervello e quindi a tutto il nostro sistema tonico-posturale come adattarsi man mano, con un margine di anticipo: ecco che non dovremo pensare a come posizionare il piede e avremo le mani libere di fare altro mentre stiamo camminando.
Gli studi scientifici sono quindi sempre più concordi nel consigliare un percorso di Fisioterapia anche per gradi di distorsione di tipo I e II. In questi casi, non essendoci
importanti lesioni strutturali, il percorso dura di solito alcune settimane e dipende soprattutto dalle richieste funzionali della persona. Più bisogna tornare a essere dinamici, compiere gesti specifici veloci e repentini con la caviglia o affrontare terreni impervi come sentieri di montagna, più sarà importante curare molto gli obiettivi conservativi e assicurarsi di tornare ad avere una caviglia forte, stabile e sicura.
In genere i tempi di recupero dopo una distorsione di caviglia vanno dalle 3 alle 6-8 settimane, affinchè il recupero possa essere accurato e per prevenire così recidive, cioè ulteriori distorsioni.
Infatti, il primo fattore di rischio per avere una distorsione è proprio averne già subita una!
Quindi, se tu o qualche tuo conoscente siete lo/a sfortunato/a, ricordatevi che un lavoro mirato di riabilitazione ed esercizi di piede e caviglia possono garantirvi di stare sereni e tornare a fidarvi a pieno di una delle parti più importanti del nostro corpo quando ci muoviamo.
Spero che ti abbia incuriosito questo piccolo approfondimento e sono sicura tu possa far tesoro dei consigli pratici di questo articolo.
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